Talk organizzato dalla Camera penale di Modena in cui l’Avv. Guido Sola dialoga con il Prof. Avv. Oliviero Mazza.
Il tema? La decisione della Cassazione sul caso Spadaro nell’affaire Eni Nigeria. Il Pm è davvero il primo difensore dell’indagato?
Grazie a Gianpaolo Ronsisvalle, a Graziano Martino e alla Camera penale di Modena Carl’Alberto Perroux per l’opportunità e a Oliviero Mazza per la gentilezza e gli insegnamenti.
Cosa dimostra, tra le tante cose, l’affaire ENI-Nigeria?
Che, contrariamente a ciò che raccontavano alla cittadinanza durante la campagna referendaria i magistrati che fanno politica, c’è un solo avvocato dell’imputato ed è l’avvocato.
Il pubblico ministero è una parte, non sempre imparziale, che agisce con discrezionalità.
Non è più solo l’avvocatura associata a dirlo.
L’ha confessato anche la Corte di cassazione, assolvendo due pubblici ministeri già condannati in primo e secondo grado per aver nascosto prove favorevoli alla difesa e dimostrando per tabulas che gli avvocati penalisti non avevano le traveggole nel dire che la misura era colma e che la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri non era più procrastinabile.
Il problema c’è(ra), non è solo giuridico e imporrebbe immediata soluzione anche ordinamentale.
Non ammetterlo, a tacer d’altro, significa continuare a perpetrare giochi di potere a discapito delle vite vere delle persone vere, incuranti delle conseguenze, non solo giuridiche, di tutto ciò.
