Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha presentato una denuncia formale per minaccia aggravata, istigazione a delinquere e diffamazione aggravata presso la questura di Modena. L’azione legale è scattata contro un utente social (D.B.) che gli aveva augurato di “finire come Aldo Moro”, e sul caso sta indagando la Digos. Ad oggi, il primo cittadino ha già depositato circa trenta querele per contrastare l’odio online, incluse quelle per la vicenda di Salim El Koudri.
Il dibattito sulle strategie di contrasto
La scelta della linea dura da parte di Mezzetti ha aperto un dibattito tra gli addetti ai lavori e la politica locale su come arginare il fenomeno.
- Massimo Mezzetti (sindaco): ritiene la denuncia necessaria per fermare la radicalizzazione e lo stravolgimento della realtà, citando l’esempio di Liliana Segre. Rifiuta di ridurre gli insulti o le minacce a semplici “espressioni colorite” da schermo.
- Giorgio Pighi (ex sindaco e avvocato): distingue tra l’insulto puro e astratto (da ignorare) e l’attacco su fatti determinati o le minacce di violenza. In questi ultimi casi, l’azione legale diventa un atto dovuto.
- Guido Sola (avvocato): suggerisce cautela nell’uso automatico delle querele per chi ricopre cariche politiche. Ritiene che l’odio sia figlio del populismo e che destra e sinistra dovrebbero collaborare per rieducare la collettività al confronto rispettoso.
- Giovanni Bertoldi (capogruppo Lega): esprime solidarietà al sindaco ma dichiara di non aver mai sporto denuncia per i post violenti ricevuti in passato. Preferisce cancellarli o cercare il dialogo, temendo che le vie legali possano persino alimentare la frustrazione e la rabbia degli hater.
Per leggere l’articolo completo: clicca QUI
